18/01/2012 - Altri articoli dello stesso autore Anonimo
Piove sui nostri volti, Silvana
- poesia e commento
La celebre lirica di Ezechiele Tannunzio commentata dall’immenso Gianfilippo Solone. Buona lettura.


Piove sui nostri volti, Silvana,
e sui veicoli regolarmente in sosta
lungo la carreggiata.

Piove sui motocicli, le motocarrozzette,
i motocarri, i quadricicli, i trattori stradali,
le vetture in servizio di piazza.

Piove sui nostri volti, Silvana,
sugli autocarri, gli autoarticolati,
gli autotreni e gli autosnodati.

Piove sulla sede tramviaria,
sulla segnaletica orizontale, verticale,
le lanterne semaforiche e gli agenti del traffico.

Piove sui nostri volti, Silvana,
sulle barriere dei passaggi a livello,
sulle croci di Sant’Andrea singole o doppie.

Piove sui viadotti, sulle piazzole
e sui carichi sporgenti dai veicoli
segnalati con apposito pannello a strisce diagonali.

Piove sui nostri volti, Silvana,
sulle cunette, sui dossi,
sui tratti di strada a visibilità limitata.

Piove sulle rotatorie,
sulle intersezioni con precedenza a destra,
sulle rampe di raccordo e le piste ciclabili.

Piove sui nostri volti, Silvana:
quando avrò conseguito la patente
non andremo più in camporella con il tandem.


Commento di Gianfilippo Solone

Ci sarà pure maretta tra Nick Saracosì e David DeCameron, ma in tempi di meteorismi a poco vale l'orgoglio nazionale. E se Baracca Obama si riscopre statalista, allora è proprio tempo di menare il can per l'Aja: addiveniamo a tanto di conclusione non senza esserci sprofondati nell'intingolo poetico. Meglio sarebbe a dire, nella pozzanghera poetica: tanto è rimasto di golfo mistico, velivoli e rinascente che fu; e in attesa della 'Resurrescente', l'arguto Ezechiele Tannunzio con fare sardonico ci consegna l'epitaffio dell'anafora, certo da affiggere sul retro del Vittoriale.

Mentre la grande opera alligna nelle recondita di 'o Mari, o Monti!' notifichiamo volentieri alla signora o signorina Silvana che l'ombrello è suppellettile quanto mai indispensabile, specie se piovono asindeti e allitterazioni a dirotto. Noi, che come il Tannunzio ci siamo premuniti di asfalto drenante, andiamo ben oltre.

Ascoltatemi, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati. E i poeti patentati? Ah Tannunzio! Il tuo mondo di autoarticolati, lanterne semaforiche, pannelli a strisce diagonali, ti sembrerà così scialbo quando lo contemplerai dall'abitacolo di una Lamborghini! Non prendere la patente, Tannunzio, rimani fedele a te stesso, alla simploche, all'allitterazione in liquida, a quell'unità primigenia tra agenti del traffico, autosnodati e passaggi a livello, la mistica comunione di uomo e sengale. D'altronde, siamo passati dall'homo sapiens all'homo ludens all'homo videns: potremmo mai perderci l'ecpirosi dell'homo ducens?

Tenetevi i vostri trabiccoli, succitati politici: il Tannunzio ci imbarca su una fuoriserie senza bisogno di prendere la patente.

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