18/01/2012 - Altri articoli dello stesso autore Antonello da Messina
Chi sono i nuovi vecchi?
Da dove arriva questa moltitudine di persone che affolla mezzi pubblici, uffici postali, sale d’attesa, bocciofile, supermercati, recinzioni dei cantieri stradali?
Si sono scritti milioni di parole sui nuovi poveri, sui nuovi ricchi, sui nuovi italiani, ma nessuno fino ad ora aveva affrontato in modo organico il fenomeno sociale che più di ogni altro ha caratterizato l’ultimo decennio: i nuovi vecchi.
Ronald Mazzocchi (I nuovi vecchi – viaggio alle radici di un fenomeno, Il Mulino, Bologna 2011) va a colmare questo vuoto con un saggio rigoroso, asciutto, dal solido impianto metodologico, ma che, grazie a un linguaggio scevro da inutili arzigogoli accademici, riesce ad essere facilmente comprensibile, persino godibile in alcuni passaggi: un pregio, questo, sempre più raro, proprio soltanto a chi è davvero padrone della materia.

Ciò che più colpisce il lettore è senz’altro la normalità di fondo delle vite "precedenti" dei nuovi vecchi, pur diversissime tra loro. Tra le centinaia di soggetti intervistati dall’Autore ci sono operai, professionisti, artigiani, commercianti, agricoltori, impiegati: figure appunto molto diverse, eppure «Facevo una vita normale» è la frase che più ricorre nel loro raccontarsi.

Tra i numerosi meriti dell’indagine, anche l’aver posto le basi per uno studio sui rapporti non sempre idilliaci che intercorrono tra i nuovi vecchi e i vecchi vecchi: il comportamento sociale dei primi, infatti, li porta ad occupare spazi (non solo fisici) che fino a ieri erano di esclusiva pertinenza dei secondi, tanto che un osservatore disattento potrebbe addirittura pensare che questi siano del tutto scomparsi.

Un lavoro degno dei padri delle Scienze sociali, un’opera imprescindibile a chi voglia davvero capire chi siano i nuovi vecchi, dove fossero, cosa facessero fino a vent’anni fa.

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Rassegna stampa: quello che avreste potuto leggere sul Superficiale e invece è successo davvero
Aggiornata all'11 ottobre 2011



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