30/03/2011 - Altri articoli dello stesso autore Anonimo
L’iPad provocherà una crisi nel mercato ittico
Quello che segue è il testo di un servizio che la Rai non ha mai mandato in onda. «Il Superficiale» lo pubblica, svelando ciò che il gigante di Cupertino vorrebbe tenere nascosto.

Sono appena le sei del mattino quando Mario e il suo secondo Salvatore – detto Sasà – tornano in porto a bordo della motopesca Lady Diana.
I volti sono sorridenti, capisco che la pesca è stata buona. Gli altri membri dell’equipaggio cominciano a scaricare, Mario ci viene incontro.

«Com’è andata la giornata?», chiedo, tanto per rompere il ghiaccio. «Una volta tanto non ci possiamo lamentare», risponde, ma subito si rabbuia.

Mario fa segno ai ragazzi che viene a bere qualcosa con me: a chi esce in mare insieme tutti i giorni bastano pochi cenni, e poi quelli del Lady Diana sanno il fatto loro. Il pesce, ormai tutto scaricato, comincia il suo lungo viaggio via terra, mentre Mario ci fa strada verso il bar di Aurelio, che resta aperto tutta la notte.

«Siamo arrivati alla fine, agli ultimi fuochi», esordisce con un sorriso disilluso. «Appena l’iPad prenderà piede, il prezzo del pesce andrà alle stelle e noi potremo cambiare mestiere; Aurelio, ti serve un cameriere?», scherza, amaro.

Guardo Mario, questo ragazzone generoso cui la salsedine e il vento hanno dato la foggia di una statua di granito, e cerco di capire.

No, non mi prende in giro: il mercato ittico, dice, è alla vigilia di una serie di stravolgimenti epocali. «Niente sarà più come prima»: lo dice sorridendo, ma è maledettamente serio. «Capisco l’interconnessione dei mercati, ma che c’entra l’iPad?», gli domando incredulo.

«Sanno tutti che l’iPad non serve praticamente a niente: troppo piccolo e scomodo per sostituire un portatile serio, troppo grosso (e caro) per rimpiazzare un net-book». «Va bene, Mario, ma il pesce? Non colgo il nesso! Il problema è forse la tecnologia delle apparecchiature di bordo?».

«No, il problema è proprio il pesce, al momento della vendita finale. L’iPad, dicevo, è fondamentalmente un pacco. Pare però che i maggiori quotidiani puntino alla diffusione in un formato compatibile con la stramaledetta tavoletta. Ora, tutti sanno che il giornale del giorno prima è buono per incartare il pesce, e siamo tutti contenti, ma hai mai provato a usare un file, una roba digitale, immateriale, che ti arriva tramite internet, per incartare una spigola? Non si può: anche con tutto l’impegno proprio non si riesce! Quindi il discorso è semplice: niente giornali, niente carta gratis per incartare il pesce. Il prezzo al dettaglio crescerà in modo imprevedibile, la gente smetterà di comprarlo, e come al solito ci rimettermo noi. Salute!».

Mario si alza e se ne va: torna al lavoro, almeno finché ne ha uno. Io resto qui a ripensare alle sue parole: ho appena ricevuto una lezione di economia da un generoso marittimo col volto di granito. «Aurelio, un altro!».

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