28/06/2009 - Altri articoli dello stesso autore Nando Caligola
L'importanza del cognome
Mettiamo una sera trascorsa in un bar a bere liquori. Mettiamo anche che presi dalla serata magari un po’ frizzantina abbiamo stretto una cameratesca amicizia con un ragazzo seduto al nostro fianco al bancone.

Mettiamo anche che forse abbiamo alzato un po’ troppo il gomito tra un amaro e una grappa.
Forse il genepy era per noi di una gradazione eccessiva? Poco importa perché nel frattempo il nostro nuovo amico ci viene in soccorso. Sarà lui, infatti, ad accompagnarci in macchina a casa.
Ma ecco che la mattina dopo, appena svegli, frastornati e con un gran mal di testa, ci accorgiamo che abbiamo dimenticato nella macchina del nostro nuovo amico il nostro bel cappellino, ricordo della nostra cara vecchia zia defunta.

Ed è in quel momento che ci accorgiamo di aver commesso un grave errore: presentandoci al nostro nuovo amico, non abbiamo chiesto lui il cognome. “Ciao, sono Gabriele” ho detto io a lui. “Ciao, io invece mi chiamo Ettore”, magari ha risposto lui.

Errore. Grave errore quello di non chieder il cognome.

Risultato? Il nostro caro vecchio cappellino è andato perso per sempre perché non sappiamo come rintracciare il nostro nuovo amico.

Ettore Giannetto forse? No? Allora forse Ettore Bonini?

No, caro mio, non è con la fortuna quasi impossibile di azzeccare casualmente il cognome che si risolve il problema. Ma è con la prevenzione e la cautela che si evitano certi inconvenienti. La prossima volta starai coi piedi più per terra, caro mio.

E mettiamo poi che, invece di chiedere un passaggio al nostro nuovo amico, fossimo andati a casa sua a finire la serata, non so, verso le 21.00-21.30. E tra una risata e l’altra e tra un gara a dadi e l’altra, siamo tornati a casa con l’animo ancora emozionato per la nuova amicizia.

Bravo, ma controlla un attimo se non hai dimenticato qualcosa a casa del nuovo amico. Nulla? Sicuro? E il portafogli? Sbadato che non sei altro! E adesso come facciamo visto che non conosciamo il cognome del nostro nuovo amico?

D’accordo, possiamo anche tornare indietro fin sotto casa sua. Ma a chi suoniamo il campanello? Al sig. Galizia? Oppure al sig. Melograni? Eh, no, caro mio, non è con la maleducazione di suonare un campanello a caso magari alle 21.45 che si risolvono certe situazioni. Ma con la testa sulle spalle e con il ricordarsi, sempre, di chiedere al proprio interlocutore il cognome!

E mettiamo addirittura il caso che una volta a casa del tuo nuovo e recente amico questo in realtà si scopre essere un malintenzionato.

E mettiamo anche che questo tuo nuovo amico si scopre avere dei gusti sessuali un po’, diciamo, degenerati.

E mettiamo anche che, contro il tuo volere, questo tuo nuovo amico (che nei fatti sembra non esserlo) inizia ad abusare di te, inserendoti nei tuoi sacri e poco numerosi pertugi ogni oggetto (e non) infilabile in qualcosa.

Scossi, ma risoluti, riusciamo a scappare e andiamo a esporre denuncia al primo ufficio di polizia. Al momento però di dire il nome del nostro nuovo presunto amico possiamo ahimè solo dichiararne una parziale generalità. Come si chiamerà mai di cognome il nostro amico? Mica possono arrestare tutti gli Ettore della tua città!

Sbadato! Superficiale! La prossima volta prima di entrare in casa di un poco di buono chiedi il cognome!

E allora, cari amici, mi pare di avere dimostrato l’importanza del cognome.

Giovani, basta con questa moda del nome. Ricordatevi, da che mondo e mondo non siam fatti solo di nome, bensì anche di cognome.

E la sera, giovani, siate morigerati, evitate sia gli eccessi che gli estremismi, tipici dell’età e di una cattiva educazione. Ma soprattutto, ricordatevi: chiedete sempre il cognome!

Gabriele Nosengo

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autore del commentocelestino marmuda (6/7/2009 - 01:45:06)
nosengo impalati!!

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