01/03/2006 - Altri articoli dello stesso autore Lino Preti
Il Commissario Carletto Brambilla detto Cicianebbia e i delitti del 381
381 colpi di machete: la donna era conciata un po’ male. A mollo in due pozze di sangue: una del diametro di 46 cm, l’altra giungeva a 48,3.
Il commissario Carletto Brambilla detto Cicianebbia - per via delle sue origini meneghine - trascrisse meticolosamente la seconda cifra sul suo taccuino: registrava i record relativi alla sua professione. Una volta in pensione, li avrebbe pubblicati in una sorta di ‘Guinness dei primati polizieschi’. Ignorava che non sarebbe mai giunto a quella età: sarebbe morto precocemente stroncato da un’overdose di noccioline americane e cocacola durante un appostamento notturno. (Glielo anticipo qui per pura cattiveria)

Difficile intuire l’identità del cadavere, per via dell’efferato sminuzzamento; ma il commissario Brambilla non ebbe dubbi, leggendo la carta d’identità trovata nella borsetta lì accanto: era una donna. ‘Segni particolari’ – lesse – ‘Una profonda cicatrice sul mento’. Un destino.
Le note di ‘Gianni il bassotto, che poliziotto’ (la sua suoneria preferita) lo trafissero mentre era rapito nella contemplazione del suo tesoro: una collezione mondiale di francobolli dei più grandi detectives della storia. “Commissario, corra subito in via dei Ciclamini, al 123: un efferato omicidio”. Quando chiamavano lui, sbuffò, gli omicidi non erano mai paciosi e sereni.

In effetti, la donna non era conciata molto bene: l’assassino l’aveva sminuzzata, disossata e ficcata in un tritacarne da macelleria. Sul tavolo della cucina giacevano allineate in 20 file da 19 + 1 ben 381 polpettine. “Questa volta la Scientifica – pensò malignamente - avrà seri problemi a stabilire se c’è stata violenza sessuale”.

Che fosse una donna non c’erano dubbi: l’assassino, con molta professionalità, le aveva tolto lo scalpo biondo, lasciato poi lì in bella vista. Era di quelli che non sopportano di trovare capelli nelle polpette.

“381 … stesso numero del delitto precedente … particolare interessante” pensò.

Nei due giorni successivi, non accadde niente degno di rilievo, salvo l’inizio della terza serie televisiva di ‘Orgoglio’. Imperdibile, per Carletto detto Cicianebbia.

Si era circa a metà della seconda puntata, quando il vibracall del cellulare fece tremare la scrivania dove l’aveva depositato. Per un paio di secondi sperò fosse il vibratore della moglie; poi, il senso del dovere gli comunicò che cercavano proprio lui.

Un altro efferato omicidio (cristo, ci voleva o no l’apostrofo?)?! ‘Sti cazzi, rispettassero almeno gli orari di servizio! Imprecando come un allenatore di calcio prossimo all’esonero, si recò sul luogo del – manco a dirlo – efferato delitto, in via Paolo Fabbri, 43. La donna presentava un lungo squarcio dal mento alla passera: i due labbri della ferita erano stati ben divaricati e all’interno le avevano ficcato 381 baci Perugina. Incartati, ma senza il regolamentare bigliettino.

La causa della morte l’avrebbe stabilita la scientifica. Particolare inquietante: nessun bacio Perugina era stato inserito dove te lo saresti aspettato.

Sul sesso della vittima, anche questa volta non c’erano dubbi: l’assassino le aveva ficcato in bocca la carta d’identità. Della vittima, dico.

Ancora una volta 381; ancora una volta una donna; ancora una volta una tecnica tutta particolare. Brambilla cominciò a sospettare un qualche collegamento fra i tre omicidi.

Leggere le avventure di Sherlock Holnes adagiato sulla tazza del cesso era ciò che lo faceva star meglio, soprattutto quando si trovava al commissariato. Gli lubrificava le giunture tra sinapsi e neuroni. Proprio per questo non tollerava di essere interrotto; men che meno dalla stridula voce di Ciccio Mezzasalma, il suo vice. Nonché aspirante a soffiargli il posto: bastava che il commissario si installasse sulla tazza e recuperasse il punto dove la sua lettura si era interrotta la volta precedente, perché subito Mezzasalma – detto Cada’ – sentisse l’impellenza di imitarlo. “Spirito di emulazione” dicevano i colleghi. “Rompicoglioni” tagliava corto Brambilla.

Quella volta, però, Cada’ non sollecitava lo sgombero del bagno: “Ciciane’, hai da corre in via dei Matti, al numero zero ….”.

“Un altro efferato delitto (ma ‘sto apostrofo, ci voleva o no …?)” uscì strozzato dalla gola dell’ormai rassegnato commissario. Lui che non era un cultore della fase anale (ne ignorava l’esistenza), era spesso costretto a trattenere le feci e leggere a conati gli episodi del suo Sherlock.

La scena dell’efferato delitto era di quelle che ti tolgono l’appetito per giorni: in un bancone frigorifero da macelleria stavano esposti in bell’ordine, meticolosamente recisi o sezionati, gli organi interni e le membra di un corpo umano. Lo colpirono in particolare le tette: come tutti i maschi italiani, era un mammone. Il sangue era stato raccolto in flaconi tipo flebo.

“La Scientifica ha già scartato l’ipotesi del suicidio” disse con tono grave Cada’. “La Scientifica farebbe meglio a scartare caramelle” ribattè scocciato il Commissario.

Poi, un dubbio lancinante contribuì a rimettergli in moto il processo bruscamente interrotto dalla chiamata di Cada’: “Qualcuno ha contato i pezzi esposti? No, non dirmelo: 381!” gemette in preda ad atroci spasmi.

Corse al gabinetto - un brivido lo trafisse mentre adagiava le sue là dove avevano giaciuto le chiappe che ora facevano bella mostra di sè nel bancone frigorifero. Conseguita la fase di plateau, una verità gli si impose inappellabile: circolava per le strade della sua città un pericoloso psicopatico, votato al numero 381 e alla pratica di ridurre a mal partito le sue vittime.

“BASTARDO, CHI SEI?” urlò dentro di sè.

Tormò a casa. Sedette a contemplare la sua collezione di francobolli; come un automa, iniziò a contarli: 381. Ancora quel numero!

Andò allo scaffale della libreria dove teneva gelosamente conservati i volumi di Sherlock Holmes, in edizioni diverse, alcune molto vecchie. Un impulso irrefrenabile lo spinse a contarli: 381!

Brividi lungo la schiena; formicolio di cellule cerebrali. Corse allo scaffale dei suoi amati LP, dove, tra gli altri stavano dischi della Berti, di Guccini ed Endrigo. Un rapido conteggio: 381!

Il tarlo del dubbio si insinuò nel suo cervello. Crollò sulla poltrona e lo lasciò lavorare – così a fondo che dopo un paio d’ore gli usciva la segatura dalle orecchie. Infine, la lucida consapevolezza e l’altrettanto spietata decisione. Corse in bagno, aprì l’armadietto dei farmaci, ne tolse tutte le confezioni. Contò 381 fra pillole e cerotti; inghiottì tutto a manciate, senza battere ciglio.

In quel preciso istante la pendola del soggiorno cominciò a battere le ore: 381 tocchi.

Nel frattempo, rifletteva, riandava all’infanzia, alle cattive suore dell’asilo, all’asilo, al numero civico dell’asilo e …..

Saranno stati i cerotti comperati dal solito senegalese; saranno stati i farmaci scaduti; fatto sta che la morte lo colse di colpo, senza spasmi. Nemmeno cerebrali.

Cada’, piante le lagrime che aveva da piangere, il dubbio gli venne: 381 mutandine col pizzo, teneva nel comò il povero Cicianebbia. Ma quante cazzo volte se le cambiava in una settimana?!

Non ebbe la curiosità di contare né i francobolli né i libri né i dischi.

Del resto, lo sapevano tutti che lui non contava niente.

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autore del commentoredattore precario (12/6/2006 - 10:44:02)
Ma Cicianebbia non doveva morire "precocemente stroncato da un’overdose di noccioline americane e cocacola durante un appostamento notturno"?
autore del commento (1/9/2007 - 23:33:39)
hai perfettamente ragione .... ma se te lo decevo in principio come andava a finire, che caspita di giallo era?!

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