22/02/2006 - Altri articoli dello stesso autore Attilio Torello
Aspettando wurstel e crauti mi faccio un kebab!
Arcistufo di ascoltare sterili profezie sulla prossima formazione azzurra che giocherà al Mondiale germanico, ho deciso di seguire da vicino la Coppa d’Africa.
Rivoltomi all’agenzia di viaggio prediletta ho chiesto un biglietto per il paese che ospita la competizione calcistica clou del Continente Nero. Come al solito quell’ignorante di Pino mi ha spedito in Benin invece che nella terra dei faraoni. Cazzo, mi son detto, oltre che essere un ignorante spropositato in materia calcistica lo è anche in geografia: era meglio se avesse continuato a fare il barbiere alla stazione, rapando teste di skins e militari in partenza per la naja.
Adesso il problema è che non so assolutamente dove cavolo sono finito e ‘sto paesenculo non ha nemmeno la squadra Nazionale qualificata per la Coppa d’Africa.

Fortunatamente la Televisione di Stato del Benin programma ogni singola partita e non si paga neanche un misero nichelino per godersi tanta grazia davanti alla scatolina catodica. Ed allora giù di birrette, topo arrostito e bestemmioni incomprensibili per i miei stupefatti vicini di panca al baraccio per strada.

Ancora una volta ho ritrovato quelle emozioni da Casa del Popolo che non provavo dai tempi in cui il prelato imprecava al biliardo sotto lo sguardo arcigno del Palmiro. Da quando poi ho capito che, al cambio attuale, con il costo di una spina media al Bar Sport posso offrire birra a tutta la nutrita schiera di calciofili riuniti attorno allo schermo, l’ambiente è notevolmente migliorato scaldando ancor di più, se possibile, il dehors all’ombra di una tettoia in ethernit.

Talvolta noi occidentali scordiamo i veri valori che legano popoli così distanti culturalmente e geograficamente: basta una partita di calcio e un paio di bicchieri e ci si comprende anche senza conoscere la lingua altrui. Certo è che il valore tecnico dei nostri fratelli scuri è un po’ bassino alle volte: si gioca a testa bassa, si corre a caso, non si passa mai la palla come se si giocasse “tutti contro tutti”!

La verità è che il calcio qui in Africa è uno sfogo per chi lo gioca e per chi lo guarda: appena viene trasmesso in tv un match tutti smettono di lavorare. Sarà che il programma in questo periodo è intenso, ma la sola persona che ho visto faticare per ora è l’oste…chissà da dove viene il detto “lavorare come un negro”.

Dato che in estate alberghi e campeggi in terra sassone saranno pieni e la birra cara, penso che non mi sposterò dalla zona; mi farò invece crescere la muffa sotto le ascelle, dato il tasso d’umidità dei climi tropicali, facendo un reportage dai paesi africani partecipanti alla Coppa del Mondo. Non vedo l’ora di vagare per queste terre dai profumi intensi e dall’ingenuità calcistica propria di un oratorio, godendomi gli acquazzoni estivi e la loro grappina di vino di palma locale.

A proposito di grappa, mi sono sempre chiesto: se l’Italia alle qualificazioni mondiali ha incontrato la Svizzera, come il Brasile l’Argentina e gli Stati Unti d’America il Messico perché Israele non gioca contro il Libano o la Siria e rompe invece le balle a San Marino?

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autore del commentoAntonellina (12/3/2006 - 19:42:25)
Sì, ma che gusto ha il topo arrosto? Assomiglia a qualcosa che si mangia da noi? E soprattutto, cosa ne pensa Beppe Bigazzi?
autore del commentoEdoardo Raspelli (17/3/2006 - 15:27:24)
Il signor Beppe Bigazzi è un gran cialtrone: si mangerebbe la suola delle proprie scarpe, pur di comparire in tv!

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