19/05/2005 - Altri articoli dello stesso autore Gianduia Balengo
Il Funerale di Don Giussani
Con questo esclusivo servizio esordisce su 'Il Superficiale', il giornalista di cronaca Alicio Peretti, noto al pubblico italiano per le sue prestigiose collaborazioni a 'Il Beota' e a 'Mestizie di un uomo solitario', riviste di cucina macrobiotica per uomini giubilanti. Ciò che piace della penna del Peretti è il fertile fluire di aggettivi d'altri tempi e il fecondo acume del suo elitario intelletto.
L'esordio del Nostro è particolarmente delicato: egli deve trasmettere tramite le parole la profonda commozione che la morte di Don Gius ha suscitato nei cuori di tutti noi. Ma non rubiamo altro spazio al Peretti e godiamoci la sua luminare dialettica.
Oggi sono andato ad un funerale a Milano. Per far questo, ho preso la macchina ed ho percorso l'autostrada Torino-Milano, dato che non sono di Milano. Ho preso il biglietto al primo casello ed ho pagato al secondo. C'era abbastanza traffico: tanti camion, qualche moto, ma non c'era nessuna bici. Ho messo la freccia quando volevo superare qualcuno.

Entrato in Milano, mi sono detto: 'se devo andare ad un funerale, non devo andare allo stadio Meazza né alla Scala, ma probabilmente in una chiesa'. Così ho visitato diverse chiese: escludendo tutte quelle dove non c'era nessuno, me ne sono rimaste due.

Nella prima, ho incontrato Matilde Risotto, una pensionata di ottantadue anni, che ha lavorato per trentanni come bidella di un asilo.

La signora Matilde ha sposato nel '41 Mario Ramazzotti e, insieme, hanno avuto due figli, Marica e Montone. Sono una coppia felice e litigano solo sull'Enalotto: Matilde, infatti, vuole puntare sempre sul 32, mentre Mario sul 56. I due figli si sono laureati; Montone è ancora disoccupato, ma ha sposato Mariuccia.

La signora Matilde mi ha detto che in quella chiesa si celebrava il funerale del suo vicino di casa, Leopoldo Porcupin, morto d'infarto mentre giocava a frisby in giardino.

Ho, quindi, escluso questa chiesa.

Nella seconda, invece, c'erano i funerali di Don Giussani. Nella chiesa c'era un prete, una bara, tanti fiori e molte persone. È stato tutto molto bello, tutti vissero, tranne Don Giussani ovviamente, felici e contenti ed io me ne sono ritornato a Torino.

Ho ripercorso la Torino-Milano, ma partendo da Milano questa volta. Ho preso il biglietto al primo casello e ho pagato al secondo. C'erano un po' di macchine, qualche camion, delle moto ma nessuna bici.

Arrivato a Torino, ho imboccato la strada di casa e sono andato a riposare.

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Lo zombie della porta accanto
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Rassegna stampa: quello che avreste potuto leggere sul Superficiale e invece è successo davvero
Aggiornata all'11 ottobre 2011



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