14/02/2003 - Altri articoli dello stesso autore Anonimo
Il Dicionario tastabile della Lingua Italiana
Prosciutti e formeggi.
in origine espressione in uso fra le popolazioni schiave africane dello stato dell'Illinois; nel corso dei cosiddetti 'anni di piombo' entrato a far parte del linguaggio italiano quotidiano, con una transazione di senso in analogia al contesto socio-culturale della sua nuova applicazione. Esempi: in americano «I had a hams'n'cheechees' meal», «A Ham'n'cheechee child» ed in italiano «Cresciuto a prosciutti e formeggi», «Un paese di prosciutti e formeggi».
L'origine dell'espressione a la sua storia è descritta dall'antropologo e linguista E.T.Searle (1824-1901) in 'A Negro Language' (New York press Washigton, Washigton 1867). Scrive Searle (ib. p.58): 'con sorpresa mi accorsi, visitando una tenuta di amici presso Luisville, che un leader negro locale faveva spesso ricorso alla bizzarra espressione «hams'n'cheechees'» per indicare con derisione i propri padroni e che l'espressione ricorreva con particolare frequenza in occasoni conviviali [...] Poiché il pover'uomo disponeva di un inglese alquanto precario, pensai che la buffa espressione fosse dovuta ad una completa ignoranza della lingua cosicché, terminatala breve vacanza, mi scordai completamente di lui.

Mesi più tardi, tuttavia, mi accadde di avere notizia di uno stalliere negro che si avvaleva della stessa espressione di disprezzo. Quest'uomo viveva a più di cinquanta miglia di distanza, senza aver mai avuto modo di abbandonare in vita sua il luogo di schiavitù: misi il cappello e mi recai alla stazione [....]'

Secondo i risultati delle avventurose indagini di Searle (cft. P.Strauss, 'Passion at work': Eliah T.Searle' Columbia University 1981), la singolare espressione sorse fra gli schiavi ad indicare per ridicolo l'ingordigia e la ostentata ricchezza dei proprietari terrieri, in spregio alle misere condizioni della popolazione nera ridotta in schiavitù.

L'effetto di dileggio era reso dagli improbabili plurali «hams» (prosciutti) e «cheesees» (formaggi), storpiato nella pronuncia secondo i tradizionali dittonghi afro-americani in «cheecees». 'Fui costretto mio malgrado a concludere che l'uso degli orribili plurali «hams» e «cheecees» altro non fosse che una grossolana presa in giro dei padroni e dei loro pasti ingordi, perpetrata attraverso ed - ahimé - nei confronti dello stesso linguaggio' (ib. p.92)

Tradotto in italiano nel 1966 («Linguaggio al Nero», Paperbacks Einaudi, Torino 1966), negli anni '70 il testo di Searle, il primo ad affrontare con serietà scientifica ed autentico calore umano il dramma delle popolazioni afro-americane, ebbe larga diffusione e raccolse grandi attenzioni presso la borghesia progressista, divenendo persino - per un breve ma intenso periodo - oggetto di dibattito popolare mediatico.

Resa in italiano come «prosciutti e formeggi» l'espressione divenne ricorrente negli ambienti di ispirazione socialista e comunista e segno di comuni riferimenti culturali, obiettivi e letture.

Un giornale dell'epoca scrive: «Lo dicevamo per puntare un dito di accusa contro i nostri padri e l'obbligo di rivoluzione che ci avevano gettato sulle spalle, nel corso delle discussioni, nei circoli operai, contro gli avversari nelle università e nelle piazze» (Un militante di Lotta Continua, intervista in Obiettivo Urbe, RAI 21 Ottobre 1977).

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