
Dopo mesi di attesa, l’influenza dei polli è arrivata anche da noi. Grazie alla sua posizione geografica, l’Italia è da sempre cerniera tra Oriente e Occidente e, come trampolino verso l’Europa entro-cortina, come si sarebbe detto un tempo, l’H5N1 ha scelto la nostra bella penisola.
Non sono tutte rose e fiori, però: col virus è arrivata anche la paura del contagio. Il ministro (nulla di strano: come ricorda il Vergassola ci fu chi nominò senatore un cavallo…) Storace rassicura: «nessun pericolo per i consumatori!». Ma dopo poche ore una precisazione: «l’importante è non toccare gli animali morti».
Dopo un attimo di panico gli italiani, popolo arguto e dalle trovate geniali, fanno due più due e trovano la soluzione al problema: mangiare polli vivi!
Ed ecco dunque le scene orrorifiche di questi giorni negli allevamenti attorno alle grandi città, con buona pace della LAV. «Mi raccomando! Partite dal boccone del prete, poi passate alle cosce e infine alle ali», avverte una madre italiana. «Ma non toccate gli organi vitali!», aggiunge un’altra. «No, Pierino, niente fegatini», è il mesto divieto di una terza.
Di fronte ad immagini che ero abituato a vedere solo nella savana, quando comodamente sprofondato in poltrona seguivo le puntate di “Cacciatori e prede: un rapporto di reciproca stima”, mi permetto di suggerire, grazie anche alle recenti rivelazioni di Kakaric sul professor Krastocev, una soluzione meno cruenta ma altrettanto efficace: il mesmerismo.
Se, invece di scaraventarsi come fiere sui poveri volatili, le Famiglie italiane seguissero il mio consiglio, eviterebbero ogni rischio, compreso quello di morire soffocati dalle piume, non si imbratterebbero di sangue (cosa da non sottovalutare, specie se si vuol dare una certa immagine del nostro paese), e a fine mese si ritroverebbero col portafoglio più pesante.
Sarà sufficiente accostarsi ai polli (senza toccarli) e trarne magneticamente nutrimento (badando bene a non assorbire assieme alle proteine anche la personalità dei pennuti). Si può anche operare sul pollame ancora in vendita nei nostri supermercati, purché entro 36 ore dal confezionamento; se quindi qualche temerario allevatore continuerà ad abbattere i propri capi per venderli, ci potremo risparmiare la fatica, non indifferente, di avere a che fare con individui in movimento.
È necessario allenarsi molto, e non garantisco risultati a livello di massa. A chi non riuscirà nell’intento, comunque, assicuro una diminuzione del colesterolo, diminuzione che poi è il vero motore del consumo di carne bianca.
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